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Anton Cechov |
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"La medicina è
mia moglie, e la letteratura è la mia amante.
Anton Cechov |
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Di umili origini, Anton Cechov nasce a
Taganrog, nel 1860. Quando Cechov ha quindici anni, il padre ripara
a Mosca a causa di una bancarotta, lasciando la famiglia alla mercé
dei creditori, che ne pignorano la casa. Cechov si riunisce con la famiglia,
a Mosca, nel 1879. Intraprende studi di medicina. Mentre svolge tirocinio,
inizia a pubblicare racconti satirici e letteratura comica, con lo pseudonimo
di Antosha Cekhonte. Lo stile del giovane Cechov è brillante
ed efficace, al punto che gli viene commissionato un lavoro teatrale,
l'opera Ivanov, che ottiene un buon successo di pubblico e critica.
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Insuccessi teatrali. Dopo due catastrofiche
rappresentazioni (tra cui Il demone del bosco, primo nucleo di quello
che diverrà poi il celebre Zio Vanja), Cechov dichiara che non
scriverà di teatro nemmeno se dovesse vivere altri settecento
anni. Il 1886, l'anno della disfatta teatrale, è contrassegnato
anche da un grave disordine di salute, dovuto a un'emorragia mal curata,
che costringe Cechov a un soggiorno invernale a Nizza. (da Clarence) |
| Dalla rete | ||||
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| In libreria | ||
| Anton
Cechov Il gabbiano- Zio Vanja- Tre sorelle- Il giardino dei ciliegi Mondadori pp. 328 L. 12.000 |
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1 quattro capolavori di Cechov furono scritti nell'arco di nove anni, dal 1895 al 1904. Sono anni risolutivi per la storia del teatro contemporaneo: Il gabbiano, Zio Vania, Tre sorelle, Il giardino dei ciliegi sono infatti testi di una modernità assoluta. Commedie, più che drammi, dall'intreccio pressoché inesistente, in cui le passioni e le emozioni sono vissute nell'interiorità, e i personaggi sembrano preda di un sortilegio di estraniazione che li rende incapaci di comunicare. Il teatro cechoviano anticipa insomma i motivi fondamentali della drammaturgia moderna (e, nel contempo la crisi esistenziale dell'uomo contemporaneo): la perdita dei valori e di una fede, il rimpianto per un passato inattingibile, l'attesa di qualcosa di indefinito, l'allusione a ciò che è ineluttabilmente accaduto, il vuoto, il silenzio. |
| Anton
Cechov Racconti (1880-1884) Feltrinelli pp. 396 L. 14.000 |
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Inizia con questo libro la pubblicazione della raccolta, in otto volumi, di tutti i racconti, ordinati cronologicamente, di Cechov, curata da Fausto Malcovati, uscita dieci anni fa e ormai introvabile, arricchita da una personale e affascinante lettura introduttiva della scrittrice italiana forse più vicina alla sensibilità cechoviana: Lalla Romano. Questo primo volume raccoglie i racconti giovanili di Cechov, tra cui alcuni capolavori come Fiori tardivi, Il fiammifero svedese, Difon, Maschera. Ma anche gli, altri, meno noti, sono di squisita fattura e spesso pervasi da un delicato umorismo. "Vale davvero la pena di leggerli," scrive Lalla Romano, "e per chi non conosca i racconti composti con arte più grande e nemmeno il celebre teatro di Cechov, possono servire da introduzione al seguito dell'opera. Del resto è da escludere che un grande possa essere trascurabile nei suoi inizi." |
| Anton
Cechov Racconti (1885) Feltrinelli pp. 424 L. 19.000 |
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Prosegue la pubblicazione dei racconti cechoviani, basata sull'edizione nazionale russa del 1975-76, ordinata secondo un rigoroso criterio cronologico. Il secondo volume comprende una nuova prefazione di Fausto Malcovati e una nuova introduzione di Claudio Piersanti.Cechov viene dal basso, dalla melma, dalla servitù, e come scrittore nasce vaudevilliste di periodici imbarazzanti. Nei suoi racconti sembra sentirlo davvero, l'odore del fango. La visione dal basso comprende la primaria visione del dolore gratuito e incomprensibile che affligge la maggior parte degli uomini. La pietà è un sentimento che dall'alto scende verso il basso: per questo Cechov non può concedersela.La pietà che nasce dal basso si trasforma inevitabilmente in lamento, e lui lo trovava esteticamente inaccettabile. |
| Anton
Cechov Sachalin, l'isola dei deportati Touring club italiano pp. 350 L. 25.000 |
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Nel 1890 un medico trentenne la cui vera vocazione era la letteratura, il dottor Anton Pavlovic Cechov, decise di intraprendere un faticoso viaggio fino infondo all'interminabile sacco della Siberia, fino alla spoglia e desolata Sahalin. Annessa da pochi decenni all'impero zarista, quell'isola era stata trasformata in una colonia penale in cui il mare, il gelo e la lontananza erano i veri spietati carcerieri. Con la curiosità sociale caratteristica di tutti gli scrittori russi, Cechov esplorò quell'inferno freddo e lo descrisse con accorata simpatia umana in questo libro.
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Anton Cechov, Teatro, Garzanti, pp. XXXII-520 L. 19.000 Konstantin Stanivslaskij, Le mie regie: Zio Vanja, Ubulibri, pp. 160 L. 30.000 E. Bazzarelli, F. Malcovati, Anton Cechov, Antologia critica, LED, pp. 456 L. 50.000 Henry Troyat, Cechov, una biografia, Rusconi, pp. 360 L. 35.000 |
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