|
Regia: Luis Buñuel
Soggetto e sceneggiatura: Luis Buñuel
Attori: Fernando Rey, Paul Frankeur, Delphine
Seyrig
Il film propone in una linea ironica,
originale e fortemente espressiva il contenuto di base di tutta l’opera
filmica di Luis Buñuel: il ritratto critico di un atteggiamento
borghese, incapace di approfondimento e di interpretazione dell’esistenza.
Il regista descrive una borghesia che prosegue nel suo monotono e arido
percorso di insignificanza e di degrado; emblematica è la sequenza
che, sempre uguale e ripetitiva, intervalla, di tanto in tanto, le scene:
si vedono i protagonisti che, con portamento rilassato e assente, camminano
in una strada indefinita, pianeggiante e senza meta.
In tutta la vicenda i personaggi sono caratterizzati
da apparente brillantezza, da ostentata eleganza
e da un’esteriore rispettabilità
rispondente alla banalità di sterili convenzioni sociali, ma
ognuno di loro, puntualmente, manifesta una radicale mancanza di spiritualità
e di intelligenza.
Più volte i protagonisti si danno
appuntamento per un pranzo che non riescono a consumare e
sembra che tale desiderio ossessivo del
cibo si ponga come segno di un’ansia di sopravvivenza, priva di un vero
anelito di vita, così come una sessualità manifestata
come passione confusa ed essenzialmente debole, riveli l’incapacità
di superare posizioni tradizionali e timori suggestivi legati a ipocriti
moralismi. Ancora una volta Buñuel sottolinea come la posizione
borghese sia collegata con l’autorità politica, militare e religiosa.
Nel film nessun avvenimento è definito,
ha piuttosto i contorni nebulosi del sogno, spesso distorto
in incubo. E i sogni narrati e visualizzati
intessono tutta la vicenda: in essa i momenti presenti, i fatti
raccontati e lo stesso elemento onirico
si incastrano, si intrecciano e si confondono in un insieme
deprimente e ambiguo, ma anche ridicolo
e crudele. Su tutto incombe un senso di paura e di morte, mentre è
totalmente assente la volontà di un’esistenza cosciente e costruttiva.
Zino Squintu
«La
borghesia è chiusa in se stessa, raccolta nella propria incapacità
di vivere! Non sa crescere, non sa approfondire, non sa aderire: ha
un senso pratico, ma non ha il senso della vera concretezza... è
incapace di alcuna definizione e di alcun ruolo utile e produttivo...
non sa esistere affermativamente perché non ha meta, non ha slancio...
è priva di tensione assoluta.
Ma cos’è, oppure dov’è, o
meglio... quand’è la borghesia? La borghesia - ora meno che mai
- è una classe sociale: come la nobiltà, come il coraggio,
come la cultura è anch’essa un atteggiamento.
È certo un atteggiamento che più
di altri risulta consueto, ripetitivo e abitudinario, ma è comunque
un modo di essere, e di... essere poco! È facilitata dalla “socializzazione
passiva” che, a sua volta, è sempre spinta da necessità,
da interessi materiali, da sentimenti superficiali e da mode: mai è
proposta di ideali e da fantasia creativa. Il suo stato naturale è
la mediocrità, il suo progetto la normalità e la sua aspirazione
il successo rappresentativo o economico! Anche la borghesia sogna, ma
i sogni borghesi divengono incubi dipinti dall’angoscia e dalla paura:...
paura di tutto ciò che è
destinato a restare incomprensibile! Perché
la borghesia è un’anima sterile, senza spirito, che non ama conoscenza
e coscienza, ma rifiuta ogni apprendimento che non sia rivolto al profitto».
(Buñuel, Dalla
raccolta di pensieri "Humaniora")
|