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Luis Buñuel |
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Alcuni fotogrammi della celebre sequenza dell'occhio tagliato dal rasoio in "Un chien andalou" (1928) |
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"Ci sono tante cose che vorrei chiederle.
Luis Buñuel (da "Nazarin", 1958) |
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Buñuel nasce a Calanda, Spagna, il 22 febbraio 1900 in un'influente e religiosa famiglia di proprietari terrieri . Vi è allevato secondo la più rigida dottrina cattolica e, adolescente, è spedito a studiare in un collegio di Gesuiti. Ma a sedici anni il credo di Buñuel si incrina irrimediabilmente, e la sua, fino ad allora appassionata, devozione alla Chiesa si tramuta in disprezzo assoluto. Abbandonato il collegio, si diploma, due anni dopo, presso un istituto scolastico della sua città. È forse l'episodio più importante della sua biografia, dal momento che se l'intera sua opera è probabilmente tra le più blasfeme mai realizzate in generale da un artista, lo è certamente tra quelle realizzate da un film-maker. |
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Nel 1917
si trasferisce a Madrid a studiare letteratura e filosofia all’Università.
Qui incontrerà due personalità che avranno un'influenza
decisiva nella sua vita: il poeta Federico Garcìa Lorca e il pittore
Salvador Dalì. Lorca era arrivato all’università nel 1919,
due anni dopo Buñuel, e fino all’arrivo di Dalì nel 1922
era considerato il beniamino dell’Università. I tre diventano inseparabili,
sebbene il loro sodalizio sia minato dall'interesse sentimentale di Lorca
per Dalì. Buñuel è inoltre l’unico del trio ancora
privo di un talento artistico determinato, il che contribuisce ulteriormente
al suo senso di esclusione. Laureatosi nel 1924, Buñuel abbandona i due amici e si reca in Francia come segretario presso la Lega delle Nazioni (gennaio 1925). Di fatto il posto non esiste poiché non c'è sufficiente denaro a pagare l’impiego, così nel 1926 Buñuel se ne torna in Spagna. |
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E' in questi due anni che comincia a prendere corpo in Buñuel l’interesse per il cinema. A Parigi aveva incontrato il cineasta Jean Epstein, che gli avrebbe trovato più tardi un lavoro per un giornale parigino, il "Cahier d’Art". All’incirca nello stesso periodo, intorno al 1927, Lorca prova a sedurre definitivamente Dalì, con conseguenze disastrose. Dalì, venuto quindi a conoscenza che Buñuel scriveva per l'influente "Cahier d’Art", decide di raggiungerlo. E' da questa rinnovata amicizia che nasce il primo film di Buñuel (sceneggiato con Dalì, che vi compare anche come attore): "Un Chien Andalou" (1928). Descrivere l'opera è impresa complicata. Non si tratta infatti di un normale film "narrativo". E’ piuttosto un film onirico, in cui l’immaginazione e il simbolismo sono di gran lunga più importanti della caratterizzazione e della trama. Il film, entrato nella storia del cinema per via della celebre scena del rasoio che taglia un occhio umano, fece di Buñuel e Dalì i golden boys del movimento surrealista, e di Buñuel in particolare un promettente giovane regista. |
| Questa straordinaria opera prima fu seguita da una pellicola più lunga ("Un Chien Andalu" dura soltanto 19 minuti): "L’Age D’Or", portata a compimento dai due il 12 ottobre del 1931. Come il loro precedente film, "L’Age D’Or" tratta degli ostacoli al dispiegamento di un autentico amore: vale a dire l'ipocrisia e la corruzione morale della società borghese. Un’idea che in Buñuel, per il resto della sua vita e delle sue opere, avrà i connotati di una autentica ossessione. Il film, esaltazione del rapporto blasfemo fra Cristo ed il Marchese De Sade, provoca in eguale misura - come accadrà spesso - entusiasmo e indignate e furiose proteste. |
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"L'age d'Or" vede la luce in una Francia attraversata da forti sentimenti antisemiti e, sebbene Buñuel non fosse ebreo, il suo film ne divenne un bersaglio non solo simbolico. Il 3 dicembre un gruppo di estrema destra, che protesta nel cinema in cui veniva proiettato, lancia in sala delle bombe fumogene causando 80.000 franchi di danni. "L’Age D’Or" fu quindi censurato e infine, nove giorni dopo, bandito. Numerose sue copie distrutte. Nel 1932 Buñuel realizza una sorta di documentario: “Las Hurdes” (fuori di Spagna noto come "Tierra sin pan", “La terra senza pane”). Vi si descrive la vita in una località iberica, chiamata appunto Las Hurdes, che sembra rimasta incontaminata e ferma al sedicesimo secolo, senza elettricità, senza strade e senza alcuna religione di tipo riconoscibile. Quando il film fu completato, la sua proiezione in Spagna - già scossa da agitazioni sociali e politiche - fu proibita. E per moltissimi anni il pubblico spagnolo dovette ignorarlo. Nel maggio del 1935, Gil Robles diviene ministro della guerra e nomina Francisco Franco capo della sua segreteria. Gli eventi precipitano: dopo le elezioni del 1936 e la vittoria del Fronte Popolare, scoppia la guerra civile. Con l'ascesa di Franco inizia il lungo esilio di Buñuel (durerà 25 anni) dal suo paese. Nel 1939 è in America dove, a Hollywood, lavora come doppiatore e, saltuariamente, per il Museum of Modern Art di New York. Fino al 1947 il silenzio artistico del regista spagnolo sarà completo. |
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Nel 1946-47, in Messico, gira "Gran Casinò", quindi "El gran Calavera" (1949) e "I figli della violenza" (1950), che gli varrà il gran premio della giuria a Cannes nel 1951. Nel contesto del cinema commerciale messicano dirige una lunga serie di film brillanti, realizzati con minime possibilità tecniche ed economiche: "Adolescenza torbida" (1950), "Una mujer sin amor" (1951), "Il bruto" (1952). Negli anni fra il 1952 ed il '60 torna a temi più impegnativi e a lui congeniali con film come "El" (1952), "La ilusión viaja en tranvia" (1953), "La selva dei dannati" (1956), "Violenza per una giovane" (1960). Nel corso del suo esilio, Buñuel non aveva mai lesinato pubbliche manifestazioni di disprezzo nei confronti di Franco e della sua dittatura. Eppure, curiosamente, nel 1960 accetta l' invito a ritornare in Spagna per girare un film: il Caudillo aveva convenienza a mostrarsi più permissivo verso gli oppositori. Il risultato fu un film che fece infuriare allo stesso modo ex patrioti e oppositori. A Buñuel è concessa massima libertà nella stesura della sceneggiatura a condizione che fosse politicamente corretta e non dileggiasse il regime franchista. Il film cui Buñuel darà forma è "Viridiana" che, ben lungi dall’essere la pipa della pace tra lui e il regime, si rivelerà come una autentica bomba politica a orologeria. Buñuel sottomise la sceneggiatura al governo spagnolo che suggerì alcune modifiche. Buñuel ovviamente non ne cambiò una sola riga. Soggetto del film è una suora (la protagonista principale) mandata dal suo convento a prendersi cura dello zio, un ricco proprietario terriero. Come sempre nei film di Buñuel, le ossessioni personali entrano in gioco nello svolgimento del film. In questo in particolare, lo zio, uno psicopatico feticista, droga Veridiana per poterne abusare, cosa che non gli riesce di fare (Buñuel faceva spesso uso delle sue fantasie in tema di seduzione di donne drogate o ipnotizzate). In una scena alquanto dissacratoria, un gruppo di mendicanti e storpi sono ripresi durante un banchetto nella esatta posizione di Cristo e i discepoli nell’Ultima cena di Leonardo da Vinci. Il film, appena terminato, è ammesso al Festival di Cannes senza che il governo spagnolo lo abbia visionato e viene proiettato giusto l’ultimo giorno. I vincitori del Festival francese erano stati di fatto già decisi (i giurati si fidavano poco di un film in apparenza realizzato sotto la censura di un governo dittatoriale), ma, costatatane l'integrità, il film è aggiunto all’unanimità nella lista dei vincitori, per cui finisce col condividere una Palma d’oro già assegnata. Un membro del governo franchista andrà orgoglioso sul palcoscenico a ritirare personalmete il premio senza che sia effettivamente a conoscenza dell'opera. Il giorno dopo scoppia lo scandalo. Il film viene additato come “sacrilego e blasfemo” dall’osservatore Romano, la voce ufficiale del Vaticano; Franco prende provvedimenti disciplinari nei confronti di tutti e venti i membri della delegazione a Cannes; "Viridiana" e Buñuel sono condannati insieme. Tutti i negativi e le stampe del film sono distrutti e l'opera di Buñuel proscritta. |
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Datagli la possibilità di un rientro
in patria da parte dell'odiatissimo regime, Buñuel insomma aveva
colto l'occasione per umiliarlo sulla scena internazionale. |
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Alcuni fotogrammi di "Quell'oscuro oggetto del desiderio" (1977) |
| Regista senza compromessi, Buñuel anche quando fu costretto a lavorare su scala commerciale, restò sempre fedele alle sue origini artistiche di surrealista. Tutta la sua carriera è caratterizzata da un linguaggio filmico profondamente trasgressivo e in molti tratti incomprensibile; avvenimenti e personaggi sono eternamente in conflitto con le norme sociali a cui sono assoggettati. Dissacratore eccelso, tutte le opere che ci ha lasciato sono un attacco metodico alla chiesa cattolica, alla borghesia e al suo conseguente stile di vita; per Buñuel tutta la collettività nasconde i soprusi di cui è fatta oggetto dietro la parola di Dio. Cineasta superlativo, ma personaggio difficile, eccelso ma culturalmente "pericoloso"; il suo cinema è un enorme manifesto anti-borghese, un continuo e feroce attacco alla società che possiede il potere ma non la felicità. |
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Alcuni fotogrammi di "Quell'oscuro oggetto del desiderio" (1977) |
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Genio dell'ambiguità, è capace con uno stacco di rendere diversa la stessa scena. Il tecnicismo e la perfezione, il cinema come macchina tecnologica, non è cosa che gli interessa, ma la sua è più una scelta che una vera e propria esigenza. Buñuel stesso sostiene:"Il film è già montato tutto nella mia testa prima di girarlo", "Riscrivo almeno tre volte la sceneggiatura" , "Il film più lungo che ho girato è durato dieci settimane", "Non sono pignolo o perfezionista", "I miei assistenti sono spesso più puntigliosi di me", "Io sto attento all'essenziale. Giro una scena sul momento, ma non la ripeto. Mi dico: tanto peggio", "Mi piace la semplicità, detesto la tecnica". Luis Buñuel è morto in Messico il 29 luglio del 1983. Cremato in una sobria cerimonia, la moglie Jeanne si è sempre rifiutata di rivelare dove le sue ceneri siano state sparse. Luis Buñuel aveva detto: “Quando sarò morto mi auguro bruceranno tutto quanto ho creato. Condivido il sentire del Marchese De Sade. Voglio che mi brucino e mi gettino ai quattro venti. Voglio scomparire completamente, senza lasciare traccia”. |
| Dalla rete | ||||||||
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L'occhio di Buñuel sui miraggi della vita Il taglio dell'occhio che Blob ciclicamente ci ripropone, dal «Chien andalou» (1929) di Luis Buñuel, oggi sarebbe un taglio del teleschermo. Nel primo film del grande cineasta spagnolo, di cui riparliamo oggi appena per ricordare i cento anni dalla nascita (il regista è scomparso nell'83), una lama sezionava in primissimo piano il globo oculare. Nauseante ed esaltante. Apriva il meccanismo dello sguardo per ricordarci che anche un organo può essere ingannato. Un atto di fede e di scetticismo insieme, secondo la vocazione allo svelamento dissacratorio, antiborghese, delle cose del mondo. Che cosa annunciava l'analisi del meccanismo che sovrintende alla percezione del mondo? Annunciava il nostro destino: la fine dello sguardo individuale e delle sue brillanti illusioni-manipolazioni sociali e l'inizio dell'estasi dello sguardo, il corto circuito tra l'occhio e il video, la realtà e la virtualità. Delle cose della vita, Buñuel ci presentò l'inversione e il paradosso per esaltare nell'ironia e nell'assurdo l'illusione dell'integrità del nostro sguardo: si mangia chiusi in una minuscola cucinetta privata e si defeca tutti insieme in salotto, intorno al tavolo («Il fantasma della libertà», 1974); un ambasciatore s'accompagna a un carissimo amico condividendo il suo successo nel traffico di droga («Il fascino discreto della borghesia», 1972); lo sguardo di un anziano aristocratico divide e fonde la sua amante in due diverse attrici, giocando la realtà e la logica nella confusione dello spettatore («Quell'oscuro oggetto del desiderio», 1977, il film di congedo del cineasta che morì nel 1983). Amici e studiosi di Buñuel (che ci lasciò anche la bellissima autobiografia «Mon dernier soupir») hanno decifrato la sua opera come un'incursione nel potere del cinema, per smascherarlo. Così «Bella di giorno», «L'angelo sterminatore», ma addirittura i suoi film più esplicitamente ideologici («Las Hurdes», «I figli della violenza» o «Viridiana») discutono proprio i «modi» del cinema. La televisione resta oggi quasi il solo canale per rivedere o vedere Buñuel. Silvio Danese
(da "Il Giorno" del 22 febbraio 2000)
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| In libreria | ||
| T.
Pérez Turrent e J.de la Colina Buñuel secondo Buñuel Ubulibri Lire 40.000 |
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Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi, SE, Lire 30.000 Auro Bernardi, Luis Buñuel, Le Mani-Microart'S, Lire 35.000 Auro Bernardi ( a cura di), Buñuel. Cittadino messicano-Ciudadano mexicano, Le Mani-Microart'S, Lire 30.000 Auro Bernardi, L'arte dello scandalo. "L'Age d'or" di Luis Buñuel, Dedalo, Lire 30.000 Alberto Cattini, Luis Buñuel, Il castoro cinema, Lire 16.000 |
| Pino
Bertelli Luis Buñuel. Il fascino discreto dell'anarchia BFS Lire 25.000 |
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Max Aub, Buñuel: il romanzo, Sellerio, Lire 25.000 Vicente Sanchez Biosca, Luis Buñuel. Viridiana, Lindau, Lire 15.000 Alberto Abruzzese e Stefano Masi, I film di Luis Buñuel, Gremese, L. 40.000 |
| Inoltre: | ||
| J.
Baxter Buñuel, Fourth Estate Carroll & Graf Londra 1995 $ 24.00 |
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F.Troiano, Surrealismo e psicanalisi nelle prime opere di Buñuel, Univ.di Parma, 1983 C.Tesson, Luis Buñuel, Cahiers du cinéma, Parigi, 1995 A.Sánchez Vidal, Buñuel, Lorca, Dalí: el enigma sin fin, Planeta, Barcellona, 1988 A.Sánchez Vidal, Luis Buñuel, Catedra, Madrid, 1991 M. Drouzy, Luis Buñuel architecte du rêve, Lherminier, Parigi, 1978 |
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In biblioteca Si possono inoltre utilmente consultare: Le sceneggiature, pubblicate dalla Rivista "L'avant-scène du cinéma", desunte dalle copie dei film: "Un chien andalou", "L'âge d'or", "L'angelo sterminatore" (n. 27-28, giugno-luglio 1963); "Las hurdes" (n.36); "I figli della violenza" (n.137, giugno 1973); "Nazarin" (n.89, febbraio 1969); "La via lattea", "Simone del deserto" (n.94-95, luglio-settembre 1969); "Tristana" (n.110, gennaio 1971); "Il fascino discreto della borghesia" (n.135, aprile 1973); "Il fantasma della libertà" (n. 151, ottobre 1974). La sceneggiatura di "Viridiana" è pubblicata in "Domaine cinéma", 1962, quella del "Diario di una cameriera" è edita da Seuil (Parigi, 1971), quella di "Bella di giorno" da Lorrimer (Londra, 1971). Einaudi ha pubblicato Sette film (a cura di G.Fofi, Torino 1974) con i testi di: "L'âge d'or", "Nazarin", "Viridiana", "L'angelo sterminatore", "Simone del deserto", "La via lattea", "Il fascino discreto della borghesia" e in appendice "Un chien andalou" e "Las Hurdes". Si vedano inoltre: L.B. Goya 1926 (Marsilio, Venezia, 1994) e L.B.-J.C. Carrière, Là-bas/L'abisso, Ubulibri, Milano, 1994. (Grazie a Giorgio Tinazzi,
docente di Storia e critica del cinema)
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