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Miles Davis
 

Miles Dewey Davis è nato ad Alton (Illinois) il 25 maggio 1916. Comincia a suonare la tromba a 13 anni, e a 15 anni suona con Eddie Randall, attraverso cui  incontra Sonny Stitt e Clark Terry. Intanto studia musica prima alla High School, poi alla Juilliard School di New York.

Nell'ambiente jazzistico di questa città incontra Coleman Hawkins, Eddie Davis e Charlie Parker. Nel '46 suona con l'orchestra di Billy Eckstine, nel '47-'48 suona con una propria orchestra al "Royal Roost" e incide i dischi Capitol che segneranno la nascita ufficiale del "cool-jazz".

Davis si impone come musicista dalla spiccata dote di band leader: diventa celebre per il suo atteggiamento freddo, autoritario, irascibile, per la sua capacità di saper essere personaggio in qualsiasi situazione, per la sua energia nell'imporre agli altri musicisti la sua concezione musicale.

Da ora in poi dirigerà una serie di magnifici complessi, in cui suoneranno tutti i migliori musicisti della scena jazzistica. La formazione più celebre, forse la migliore che abbia mai avuto, è stato il quintetto attivo dal '55 al '57, formato da Red Garland, Oscar Pettiford (poi sostituito da Paul Chambers), Philly Joe Jones e, dulcis in fundo, John Coltrane. Ma intanto non abbandona l'esperienza di grossa orchestra e nel '59 e '60, con l'album "Sketches of Spain", porta avanti il discorso iniziato dieci anni prima e precisatosi con la collaborazione fissa di Gil Evans nella realizzazione degli splendidi album "Miles Ahead" e "Porgy and Bess".

Tornato al più congeniale organico del quintetto, dal '60 in poi lo rinnova continuamente sia nei sassofonisti (Hank Mobley, Wayne Shorter, George Coleman) sia nella ritmica (i pianisti Wynton Kelly ed Herbie Hancock, il bassista Ron Carter, i batteristi Jimmy Cobb e Tony Williams, énfant prodige scoperto e valorizzato da lui).

Pur restando sostanzialmente fedele al suo discorso di base, fino alla metà dei Settanta Davis si è sempre impegnato nello sforzo di rinnovarsi, di non lasciarsi scavalcare dalle mode e dalle correnti più nuove. E' morto nel 1991.  

(Da Pescarajazz.com)


Dalla rete  

Una storia di assenze: un lungo interessante articolo-saggio di Franco Pecori sulla figura artistica di Miles Davis.

Una serie di belle foto di Miles Davis scattate da Luciano Viti.

Tre recensioni (in italiano) di altrettanti celebri album di Davis ("Birth of the cool", "Bitches Brew", "'Round about midnight") in music-on-tnt.

Altro spazio web italiano dedicato al grande jazz man nel sito di davidvozza.

Piuttosto deludente la Miles Davis Page della Sony, che pare attenta essenzialmente a esporre prodotti in vendita, anche se l'apparato disco- iconografico può risultare di qualche interesse.

Molto buono invece Milestone, sito che dà una panoramica sufficientemente ampia dell'attività artistica complessiva di Miles Davis. Vi si trova inoltre una notevole quantità di file audio di e su Davis. Informazioni utili sono reperibili in The art of Miles Davis (contiene una scheda aggiornata sulla sua biografia).

Miles Ahead è fornito, tra l'altro, di un interessante database, di facile consultazione, e numerosi  links che portano ad altrettanti angoli del web dove si tratta la figura del grande jazzista americano, mentre Serfnet ospita una mailing list riservata agli appassionati della sua musica.

Moltissimi sono ovviamente i cyberfan di Miles Davis sparsi per il mondo che hanno realizzato una Page dedicata al loro idolo. Segnaliamo per tutti The sound of Miles Davis di Jan Lohman. Per il resto, basta far girare un buon motore di ricerca.

 
Miles Davis: "Bitches Brew"
COLUMBIA (1970)
 
Miles Davis: "Round about midnight"
Columbia Jazz (1956)

Jazz-rock? No, esperienza psichica
di Gianfranco Salvatore  

Che il Miles Davis a cavallo tra i gli anni Sessanta e Settanta sia stato l'inventore di jazz-rock è una bufala pazzesca, uno di quei luoghi comuni che si ripetono a vanvera, senza darsi la pena di controllare. Piuttosto, il Miles "elettrico" è stato l'involontario istigatore di quell'incontro tra il jazz post-coltraniano e alcuni schemi, chitarristici e batteristici, di un "rock" inteso in senso lato, che altri dopo di lui hanno portato avanti, in dosi e miscele assai svariate. Questi "altri", come è noto, sono la maggiore parte dei musicisti che collaboravano con lui attorno al 1969: John McLaughlin e Tony Williams, Joe Zawinul e Wayne Shorter, Chick Corea e Airto Moreira, Billy Cobham e altri minori, in gruppi come il Lifetime, la Mahavishnu Orchestra, i Weather Report, i Return to Forever - con relativi epigoni.

Ladri di rock

Miles odiava il rock, che considerava un esproprio dei musicisti bianchi a danno dei neri, con l'aggravante di quella che riteneva un'incompetenza musicale di fondo.
Da In a Silent Way a Bitches Brew, da Live Evil a On the Corner, i suoi unici, labili punti di contatto con l'immaginario rock sono gli strumenti elettrificati (e via via sempre più effettati), e gli episodi, di lunghezza e peso variabile, dove la batteria suona in ritmo "binario", un 4/4 marcato e non swingato. Ma questi elementi venivano sottoposti a radicali astrazioni, e gli stilemi che Miles escogitava non erano mai veramente rock...(continua)

Breve ascolto

Miles Davis, "It Could Happen to You" (Real Audio)

 

Discografia


In libreria

Miles Davis; Quincy Troupe, Miles. L'autobiografia di un mito del jazz, Rizzoli, pp.448, Lire 32.000

Ian Carr, Miles Davis. Una biografia critica, Arcana, pp. 400, Lire. 30.000

Gianfranco Salvatore,  Miles Davis. Lo sciamano elettrico, Nuovi Equilibri, pp. 224 p., ill., Lire 20.000

Giuseppe Vigna, Il jazz e la sua storia, La Biblioteca, pp.64, ill., Lire 26.000

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