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Jean-Michel Basquiat
 

“Da quando avevo diciassette anni, ero certo di diventare celebre. Avevo delle idee romantiche sulla maniera di diventare celebre. Sognavo i miei eroi, Charlie Parker, Jimi Hendrix…”

(Jean Michel Basquiat)

 

Jean Michel Basquiat, detto Samo, è stato uno dei dei più grandi - e controversi - artisti di quella "stagione di New York" degli anni Ottanta che ha avuto in Andy Warhol uno dei suoi maggiori e conosciuti esponenti. Artista "di colore" (le sue origini sono sono afroispaniche) ha vissuto una vita breve, intensa e rischiosa. E' morto di overdose nel 1988 a soli 28 anni.

“Da quando avevo diciassette anni, ero certo di diventare celebre. Avevo delle idee romantiche sulla maniera di diventare celebre. Sognavo i miei eroi, Charlie Parker, Jimi Hendrix…”. Eroi entrati a far parte del mito grazie alla loro arte. Ma anche grazie alla patina di disperazione di un’esistenza segnata dalla droga, dalle discriminazioni razziali, da un successo esplosivo e inaspettato, tributato da platee di bianchi. Le stesse platee da cui provenivano le contraddizioni di una società iniqua. Il destino di Jean Michel Basquiat sarebbe stato lo stesso degli eroi che sognava. E che avrebbe ricordato nelle sue opere: Malcom X, Billie Holiday, l’irrequieta frenesia dei protagonisti del be-bop. Stroncato da un’overdose a 28 anni, passato dai graffiti notturni sui muri di Brooklyn e sulle lamiere della subway, alle gallerie d’arte di Manhattan. Le sue opere sono la metà nera della Pop Art americana. Se le ripetizioni di Andy Warhol sono una raffinata fotografia della società consumistica e dell’impermeabilità della nostra sensibilità a quella, i segni e i disegni di Basquiat sono le urla di chi ha vissuto sulla propria pelle l’indifferenza, la discriminazione, l’emarginazione di quella stessa vita a New York. Proprio negli anni in cui tali contraddizioni diventavano sclerotiche e si acuivano: gli anni Ottanta. 


(Da "L’arte di Basquiat" di Antonio Marti)


Dalla rete  

Nel 1996 Julian Schnabel, pittore e amico di Basquiat, decise di realizzare un film che celebrasse e facesse nuovamente conoscere il graffitista newyorchese. Nei siti di Tempi Moderni  e di Movie Connection le schede della pellicola che ha partecipato alla 53a Mostra del cinema di Venezia.

Il migliore spazio web esclusivamente dedicato a Basquiat in italiano. Realizzato dagli studenti del prestigioso liceo classico C. Beccaria di Milano, è articolato nelle seguenti sezioni: la vita, lo stile e le mostre allestite in Italia delle sue opere .

Una pagina con esauriente biografia ipertestuale e un piccolo saggio critico ("Basquiat and Postcoloniality"). E' completa di bibliografia (in inglese).

Un altro spazio web per il "randagio di Brooklyn" costruito da un cultore italiano della sua arte.

Una galleria virtuale di buona qualità delle opere di Basquiat, infine, si può trovare in Artseensoho (in inglese).
 


Lo stile

La pittura di Jean Michel Basquiat non è classificabile in una corrente ufficiale; egli si definiva un "analphabet artist", forse per la somiglianza delle sue opere con i disegni dei bambini, ma ad ogni modo sono riscontrabili fattori che accomunano i vari quadri.(Continua)
 
 

Downtown 81
Patrizia Ferri

Aggirandosi per New York seguendo i suoi pensieri e parlando di ”letteratura al neon” Basquiat , un giorno qualunque dell’anno millenovecentottantuno, è già consapevole di scegliere una delle strade che il suo destino gli indica: quello di una vita immolata sull’altare del mito romantico dell’artista totale. E di un giorno qualunque dall’alba al tramonto vissuto tutto d’un fiato, come in fondo tutta la sua breve vita, tratta Downtown 81, il film che ha come protagonista l’icona nera della street art. (Continua)


  In libreria
Basquiat,
Charta, Lire 85.000

Jean-Michel Basquiat,
Rizzoli, Lire 130.000

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