Home

Emma Home
  Enciclopedia MultiMediale Attiva


Indro Montanelli
 


«Noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera come le farfalle»

Indro Montanelli




Indro Montanelli nacque a Fucecchio, in provincia di Firenze, il 22 aprile 1909. Sua madre si chiamava Maddalena Doddoli. Il padre Sestilio era preside a Rieti. Laureatosi in Legge, Montanelli si specializzò a Grenoble e alla Sorbona di Parigi
L' ESORDIO. Nel 1934 scrisse un articolo su Byron su Frontespizio di Bargellini. Lavorò poi per il giornale francese Paris Soir e per l'agenzia United Press
AL CORRIERE. Nel ' 37 fu radiato dall'albo dei giornalisti a causa delle sue corrispondenze per Il Messaggero dalla guerra civile in Spagna. Borelli lo chiamò al Corriere della Sera: Montanelli fu il primo a scrivere da Berlino quando nel ' 39 Hitler dichiarò guerra a Inghilterra e Francia. Memorabili le sue corrispondenze da Helsinki sul conflitto russo-finlandese. Scrisse anche da Albania, Balcani, Francia, dal fronte greco e da quello russo. Condannato a morte dai tedeschi come capo partigiano nel '45, riuscì a fuggire da San Vittore
TESTIMONE. Tornato al Corriere, in più di 15 anni fu testimone diretto, fra l' altro, dell'invasione sovietica di Budapest del ' 56 e della primavera di Praga del ' 68. Nel '73 lasciò via Solferino in contrasto con il direttore Ottone. Nel '74 fondò Il Giornale che lasciò nel '94 e diede vita a La Voce. Tornato nel '95 al Corriere, ha continuato a rispondere ai lettori fino a pochi giorni prima della morte.

(Dal "Corriere della Sera" del 23 luglio 2001, giorno successivo alla scomparsa di Indro Montanelli)







Con Enzo Biagi

Un solitario di compagnia
di Enzo Biagi

Una volta dissi a Montanelli: «Se dovessi descrivere in poche parole che tipo sei, cosa diresti?». Sono andato a ripescare la risposta: «Non c' è dubbio. Uno al quale sta molto a cuore il successo. A cui piace essere in sintonia col pubblico. Non ho mai dimenticato il consiglio di un collega americano, Webb Miller: "Scrivi in modo che ti possa leggere un lattaio dell'Ohio". Io rifiuto la tecnologia cogliona. Bisogna demolire la costituzione mafiosa della nostra società. Credo di avere fatto qualcosa in proposito. Il gusto dell' azzardo, la battuta, adopero tutto quello che mi serve per catturare l'attenzione, la simpatia di chi mi legge». Ci riusciva. Per lui il buon risultato era il sorriso di un passante, l' oste che gli trovava il tavolo, ma niente, sospirò, «riesce a cancellare certe profonde tristezze, il mio bisogno di solitudine e di raccoglimento. Ho sempre presente la precarietà di quello che sono, di quello che faccio. Non resta nulla del nostro lavoro: in questo Paese quando uno muore, muore per sempre». Tutto, nella sua vita, è stato insolito: dalla bravura al nome. (Continua)

(Dal "Corriere della Sera" del 24 luglio 2001)



Un ricordo di Montanelli, l'imprevedibile
di Nello Ajello

La voce d'un testimone che tace all'improvviso. Un lungo litigio, che d'un colpo vediamo placarsi, fra un italiano e il suo Paese. Ecco che cosa significa la morte di Indro Montanelli. Di questi capitoli che hanno segnato la sua vita testimonianza, litigio rimangono tracce negli articoli da lui firmati lungo quasi settant'anni di lavoro. Sarà tuttavia difficile abituarsi alla mancanza degli stimoli, dei consensi e dissensi che la sua presenza assicurava. Sferzante e imprevedibile, Montanelli si è guadagnato a buon diritto la qualifica di «suocera dell'Italia». Porta con sé, scomparendo, peccati di leggerezza, e giustizia sommaria. Ma anche tante sentenze giuste e profetiche, dettate dalla sua disubbidienza di purosangue toscano alle retoriche dominanti nelle stagioni che ha attraversato. Tracciando un bilancio dei suoi novantadue anni di vita, ci si trova di fronte a un panorama frammentario, ma animato da una sorprendente coerenza umorale ed emotiva. Montanelli lo abbiamo visto invecchiare, con sorprendente lentezza, sempre cercando di capirlo. Nell'immediato dopoguerra, quando cominciavamo a leggere i giornali e poi a scriverci, lui già volava in una sorta d'empireo. La sua bravura, la sua comunicativa, la sua spregiudicatezza erano materia di proverbio. (Continua)

(Da "la Repubblica" del 23 luglio 2001)



"Controcorrente", un florilegio  


Per anni Montanelli ha tenuto sul Giornale la rubrica «Controcorrente».
Erano brevi «trovate», amava ripetere. Riportiamo qui accanto una scelta
di testi tratti da Il meglio di Controcorrente. 1974-92, Rizzoli
(Selezione a cura della redazione del "Corriere della Sera")
 


In una conferenza stampa a Nuova Delhi, Henry Kissinger ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo.
A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno.
31 ottobre 1974

Ieri Fortebraccio, dalle colonne dell' Unità, ha invocato per noi, previa qualche iniezione, il ricovero immediato, e a titolo definitivo, in manicomio. La cosa non ci stupisce: sappiamo benissimo che di manicomi e di iniezioni nessuno s' intende più dei comunisti: chi c' è passato giura che ci hanno fatto una mano da m aestri. Ci stupisce però che Fortebraccio lo abbia implicitamente - e un po' anzitempo - riconosciuto. Forse gli è scappata. Alla sua età, succede. 10 dicembre 1976

Non sempre, per redigere questa piccola rubrica, occorre forzare la fantasia. Qualche volta basta lasciare la parola alle agenzie di stampa ufficiali. Eccone un caso. L' agenzia Adn Kronos comunica: «Due giorni di sciopero sono stati dichiarati dai sindacati postelegrafonici milanesi per il 28 gennaio e per il 6 febbraio per protesta contro gli scioperi e i disservizi». 25 gennaio 1976

«Dio non è un maschio» assicura alle femministe Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei gesuiti, scusandosi «delle tracce di antifemminismo che ancora sono nella Chiesa». Brutto segno quando i teologi si mettono a discutere di sesso. Fu mentre i bizantini si accapigliavano su quello degli angeli che arrivarono i turchi. 21 giugno 1977


Fra gli annunci economici di Lotta Continua, ne è comparso uno che dice: «Compero a L.100.000 una tesi di laurea, anche già presentata, purché tratti un argomento attinente all'Inghilterra, o alla lingua, storia, letteratura inglese. Meglio se con una impostazione femminista». Curioso. Questi grandi rivoluzionari, che dicono di battersi per costruire una società nuova di zecca, quando si tratta di lauree, si contentano anche di quelle usate e di seconda mano. 3 marzo 1978 (Continua)




Dalla rete  

La scheda su Montanelli curata da zapping. Contiene tra l'altro il testo integrale dell'intervista rilasciata a un altro gigante del giornalismo italiano, Enzo Biagi.

Un ritratto di Indro Montanelli tracciato da Antonia Bonomi per Arcobaleno.net (con "coda astrologica": i disinteressati - alla coda - sono avvertiti).

La presentazione di Montanelli al "Diario 1968-82" di Giuseppe Prezzolini. Sempre nel sito di Italica un'intervista video a Montanelli sulla fondazione della "Voce" (in Real).

Un'intervista concessa da Montanelli a uno studente per la sua tesi di laurea. Contiene un breve file audio con la voce del fondatore del "Giornale".

Una galleria fotografica realizzata in occasione dei novant'anni a Fucecchio.

Alcune delle opere di Montanelli tuttora in libreria edite da Rizzoli. In una pagina di liberonweb.


Montanelli direttore de "Il Giornale"




Morte dolce, vita degna

Sul finire del 1999 con una celebre dichiarazione
Indro Montanelli disse la sua sulla "dolce morte", rivendicata quale inalienabile diritto dell'individuo a garanzia della dignità della propria vita. L'esternazione scatenò una interessante polemica che finì a sua volta con l'innescare un salutare dibattito su un tema, l'eutanasia, per molti versi considerato tabù nella cattolica Italia soprattutto (Il Tabù caduto. I soliti bigotti). Una ulteriore chiarificazione Montanelli la diede in un pezzo intitolato Due o tre cose sulla dignità. Si legga anche l'intervista rilasciata alla stampa il 4 dicembre 1999 (Reclamo il diritto di morire). Per articoli correlati si visiti la pagina di Swif riservata al grande giornalista toscano: si troveranno le risposte o gli interventi di Leonardo Zega, Marcello Veneziani, Umberto Galimberti e Luigi Manconi. Infine sullo stesso argomento un link per la ricerca - già da noi impostata - nell'archivio del "Corriere della Sera".


  In libreria
Indro Montanelli
Le nuove stanze
Rizzoli
pp. 558, Lire 36.000

In questi ultimi anni, Indro Montanelli non ha mai voluto rinunciare al dialogo appassionato con i lettori del "Corriere della Sera". Alle domande sulla cronaca, sulla politica, sui personaggi che aveva incontrato in quasi settant'anni di professione, Montanelli non si sottraeva, non aveva paura delle polemiche, non nascondeva opinioni e impressioni (e nemmeno dubbi e incertezze), proprio perché dei lettori aveva il massimo rispetto: "Per me, l'affetto e la stima dei lettori non rappresentano molto, Rappresentano tutto". Questo nuovo libro di "stanze", che raccoglie le domande e le risposte più significative degli ultimi anni è una miniera di aneddoti e di ritratti in punta di penna che illuminano l'intero panorama e i protagonisti della storia del Novecento, e non di rado anche il passato più lontano e il nostro carattere nazionale. Grazie alla lucidità e all'indipendenza di pensiero di un testimone fiero di esserlo ("testimone, sempre; protagonista, mai"), scorrono sotto i nostri occhi gli "ismi" che hanno segnato un secolo (fascismo, nazismo, comunismo) egli uomini che ne sono stati l'incarnazione, oltre che un'intera galleria di padri della Patria (da D'Azeglio ai Savoia), generali (da Cadorna a Franco a De Gaulle), presidenti (da Reagan ad Arafat), attori e attrici (Vittorio Gassman, Leni Riefenstahl, Anna Magnani), e poi politici, industriali, giornalisti. E giudizi e medaglioni si condensano nelle tante frasi memorabili che la Lettera 22 di Montanelli dispensava giorno dopo giorno ai lettori, gli unici padroni che abbia mai avuto.

 

Indro Montanelli
La stecca nel coro
1974-1994: una battaglia contro il mio tempo
Rizzoli

pp. 544, Lire 36.000
Com'era l'Italia negli anni Settanta, e come è cambiata nei vent'anni seguenti? Come si è passati dalla crisi politica e sociale culminata negli "anni di piombo" alla trasformazione degli anni Ottanta, e dalla fine della contrapposizione fra Oriente e Occidente, dopo il crollo del comunismo, a un altro crollo, quello dei partiti tradizionali e della cosiddetta Prima Repubblica? Di questi cambiamenti, Indro Montanelli non è stato solo testimone, ma con la fondazione del "Giornale" nel 1974, un attivissimo protagonista. Il "Giornale", nato "da una rivolta e da una sfida" (rivolta contro il conformismo che avvolgeva la società, la politica e la cultura, sfida "all'ineluttabilità di questa situazione"), ha rappresentato l'osservatorio critico e la tribuna dai quali Montanelli ha levato la sua voce controcorrente: "Per vent'anni esso è stato" avrebbe scritto nel suo ultimo articolo "la mia passione, il mio orgoglio, il mio tormento, la mia vita". Oggi i suoi editoriali più importanti - raccolti in questo volume - non solo documentano la cronaca che si fa storia, ma ci restituiscono, grazie alla spregiudicatezza, alla lucidità e alla irriverenza di una penna inconfondibile, il sapore di questi anni; diventano lo specchio in cui in molti ritroveremo l'immagine, forse dimenticata, di "come eravamo". Chi ha attraversato questi anni, e chi, troppo giovane per ricordare, vuole conoscere dall'interno la storia di questa fine di secolo, scoprirà nella testimonianza "in diretta" di Montanelli la chiave per leggere e comprendere non solo il recente passato italiano, ma anche questo confuso presente.
inizio pagina