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Le peripezie di un libro "scomodo"
Ho fatto il giro delle sette chiese nel tentativo di far pubblicare un libro di un autore, non «sconosciuto», ma «misconosciuto», di cui Emanuele Severino dice che «i suoi libri sono una festa dell'intelligenza», mentre Massimo Cacciari riconosce che «alle straordinarie ricerche di questo solitario devo moltissime indicazioni per tutta la dimensione etimologica del mio libro Arcipelago».
Gli editori Feltrinelli e Cortina mi hanno detto che il libro non rientrava nelle loro linee editoriali. E in un certo senso è vero. Ma che c'entra se si tratta di un libro che scava fino alle origini della nostra cultura e smantella la tesi secondo cui l'indoeuropeo è all'origine delle nostre lingue? Una tesi che poggia sostanzialmente sulla pigrizia dei ricercatori e sulle posizioni di potere raggiunte e poi solidificate da questa pigrizia.
Mi rivolgo allora all'editore Einaudi, ma qui Salvatore Settis che non approva una sola riga del nostro autore ne sconsiglia la pubblicazione. L'autore di cui parlo è Giovanni Semerano che a novant'anni ha scritto: L'infinito: un equivoco millenario. Le antiche civiltà del Vicino Oriente e le origini del pensiero greco. (Bruno Mondadori, pagg. 298, lire 35.000). Allievo di Giorgio Pasquali e del semiologo Giuseppe Forlani, di Giacomo Devoto e Bruno Migliorini, Giovanni Semerano incomincia la sua carriera a Firenze come professore di latino e greco al liceo, ma la sua vera passione è l'etimologia delle parole, la cui ricerca viene delusa troppe volte quando, consultando i dizionari etimologici che sposano la tesi dell'origine indoeuropea delle nostre lingue, si trova di fronte alle espressioni: etimologia «sconosciuta», «inconnue», «ignorée», «unbekannt», «unknown». Gli viene allora il sospetto che, assumendo come quadro di riferimento la lingua accadica parlata nel terzo millennio a.C. in Anatolia, Siria, Mesopotamia dai mercanti e dai sovrani nei loro epistolari con i faraoni egiziani, quelle etimologie «sconosciute» cedono il loro segreto e in particolar modo le etimologie delle parole inglesi e tedesche che hanno sempre messo a dura prova il quadro di riferimento indoeuropeo.
La notizia sconvolse il mondo culturale anglosassone e lasciò indifferente quello italiano, ad eccezione di Indro Montanelli che qualche anno dopo si incuriosì della cosa e invitò Giovanni Semerano a scrivere alcuni articoli sull'argomento sul suo giornale. Questo piccolo riconoscimento infastidì Salvatore Settis che il 23 febbraio dell'85 screditò su Tuttolibri de La Stampa Giovanni Semerano colpevole a suo dire di considerarsi il Galileo che pretendeva una rivoluzione copernicana a proposito dell'origine delle lingue. Ma proprio in quegli anni Vittorio Mathieu, capo della spedizione italiana in Siria, rinveniva una statuetta acefala che riproduceva il figlio di Ibbit Lim re di Ebla, e subito dopo ventimila tavolette della Biblioteca di Ebla che l'assiriologo Giovanni Pettinato prese a tradurre e a divulgare la scoperta nei suoi bei libri che confortavano l'ipotesi di Giovanni Semerano. Fu allora, che in occasione di una mia conferenza a Firenze, incontrai un mercante fiorentino di stoffe, Romano Romoli, che da trent'anni seguiva e sosteneva le ricerche di Giovanni Semerano. Laureato in storia economica, autore di libri e spesso invitato dalle varie università europee e americane a tenere conferenze sulla storia del tessuto a Firenze, grazie anche alla sua conoscenza di cinque lingue, alla mia domanda come facesse a tenere insieme le due attività, il mercante di stoffa mi disse che il suo amico Giovanni Semerano gli aveva spiegato che in accadico la parola «texus» vuol dire ad un tempo «tessuto» e «libro, testo». Conosciuto così, traverso Romano Romoli, Giovanni Semerano, gli recensì i suoi dizionari etimologici pubblicati nel 1994 da Olschki sulle pagine culturali de Il Sole24 ore. Nello stesso anno si accorsero di lui e si interessarono alle sue ricerche Emanuele Severino e Massimo Cacciari di cui si diceva all'inizio. Il resto è storia recente. Nel 1999, in occasione del congresso internazionale tenutosi a Milano su «Le radici prime dell'Europa» L'Espresso fece un ampio servizio sulla relazione di Giovanni Semerano, e nell'aprile del 2000 Sergio Frau su Repubblica gli dedicò due intere pagine della cultura con un bellissimo articolo: «Così la terra incominciò a parlare». Oggi so che Gabriella Caramore, nella sua fortunata trasmissione settimanale su Radio 3 dedicherà al nostro illustre filologo tre puntate. (...) (da "la Repubblica", del 14 giugno 2001) |
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