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Muin Madih Masri

Il sole d'inverno
Portofranco
pp. 108 Lire 15.000

 

 

 

 

«Penso sia possibile cominciare a teorizzare l'esistenza di fattori comuni fra scrittori provenienti da paesi poveri o minoranze sottomesse in paesi ricchi e dire che buona parte delle novità della letteratura mondiale provengano da tali gruppi».

 
Salman Rushdie


 

L'autore

Muin Madih Masri è nato a Nablus (Cisgiordania) in un giorno di primavera del 1962. Nablus dal 70 d.C., anno della sua ricostruzione da parte dell'imperatore Tito, non ha mai conosciuto la pace - solo qualche attimo di tregua - fino a che gli Israeliani, dopo la Guerra dei Sei Giorni, le hanno addirittura cambiato nome in Shechem. Per colpa del destino, nel lontano 1985 Muin Madih Masri si è trovato in Italia come turista e non è mai più rimpatriato. Si occupa di informatica e ogni tanto gli viene voglia di scrivere un romanzo, un racconto, "un rigo appena". Nel 1994 ha pubblicato, in versione bilingue italo-francese, Racconti? con la casa editrice Scriptorium, mentre due anni dopo Le mutande nere, scritto per l'Istituto Italiano di Cultura di Stuttgart. Nel 1999 ha pubblicato il romanzo, poi riedito, Il sole d'inverno nella interessante collana PORTOFRANCO della Casa Editrice Lupetti&Fabiani (oggi semplicemente Portofranco). Nel 2000 ha realizzato un programma per RadioRai 3 intitolato "Viaggio di sola andata".
Da anni è un cittadino italiano. Attualmente vive in provincia di Torino.



Il testo di copertina
 
La fabula ha un sapore antico: Ruaia, una ragazzina, una bambina di quattordici anni viene sospinta dalla famiglia povera nel talamo di un marito ricco e di rispettabile casato che ha vent'anni più di lei. Un bel soggetto che pare tratto dalle Mille e una notte. Invece siamo negli anni '50, a Nablus, in Palestina, e la vita della sposa bambina non può essere una storia (soltanto) d'amore ma deve fare i conti con arcaiche strutture familiari, coi problemi del lavoro, della disoccupazione, e infine anche con la modernità, che bussa alla porta sotto le spoglie di uno scatoIone "video-parlante" (il capitolo sull'ingresso della TV nella famiglia proletaria islamica è di sconcertante, cruda comicità). La scrittura di Masri diventa voce che si impasta alle grida del Suq, poi diviene cronaca quando sfiora la guerra dei Sei Giorni, ma è soprattutto alla sposa bambina che l'autore si dedica amorosamente in questa breve "educazione sentimentale", quella Ruaia che al termine della sua piccola epopea si guarda allo specchio: «Si senti come il sole d'inverno, bello, enorme, e caldo. Purtroppo nessuno vi fa mai caso: tutti aspettano con ansia il sole della primavera».




L'incipit

Hagie

Erano già passati tre giorni di sole preghiere da quando Miriam si era chiusa, per sua scelta, nel Walli All'Amudi (*) senza acqua né cibo. Voleva parlare col suo Dio, Allah, nella speranza di trovare una soluzione, una luce che illuminasse la sua strada così ardua. Miriam lo faceva ogni volta che aveva bisogno di aiuto per le sue scelte, di una risposta alle sue incertezze.
Si chiudeva nel Walli per vedere il lato luminoso del mondo.
Alla fine del terzo giorno, improvvisamente, sul suo viso di pietra incominciarono a riapparire segni di vita.
Vedendola immersa in quella sua preghiera sarebbe stato difficile per chiunque capire se Miriam stava parlando con il suo Dio, Allah, o se non fosse piuttosto il contrario...
Era una qualunque stagione del lontano 1959.
Quattro giorni prima la Hagie aveva detto a Miriam che la signora Masri desiderava incontrare sua figlia Ruaia, una fanciulla di quattordici anni ancora da compiere ma che dimostrava qualche anno di più per via della sua statura e soprattutto per il prosperoso seno.
La Hagie era, ed è tuttora in alcune parti del mondo arabo, una figura molto importante.
Un a volta la gente, quando era stanca di cercare una bella sposa per qualche componente della famiglia, chiedeva aiuto alla Hagie, e naturalmente le indicava i requisiti che doveva avere la futura moglie: altezza, età, condizioni della famiglia, città di provenienza,educazione. Si stabiliva anche un tempo massimo entro il quale la Hagie doveva trovare la sposa. Per questo suo ufficio, la donna veniva ricompensata con una bella somma di denaro ed una buona dose di pubbklicità nella zona.
Insomma, la Hagie era, ed è ancora, una vera e propria agenzia-mobile matrimoniale.
Miriam non ebbe alcun dubbio: «Qui c'è profumo di matrimonio, Allah ce la manda buona».
Quando? - chiese Miriam alla Hagie.
- Oggi stesso - rispose la donna.
- Oggi!? Neanche il tempo di pensare!
- C' è poco da pensare, cara Miriam, sai meglio di me che la famiglia Masri è la più numerosa e la più ricca non solo di Nablus ma di tutta la Palestina. Per di più sono quasi fuori tempo massimo, l'ultimo giorno sta per scadere.

- E perché non sei riuscita a trovare nessun'altra ragazza prima? - chiese stupita Miriam.
- E' una storia lunga, non ho il tempo né la voglia di raccontartela adesso - rispose la Hagie leggermente seccata.
- Comunque non sei costretta ad accettare, Miriam, ma almeno ci devi provare.
- Va bene... ma come posso fare perché Ruaia non si accorga di niente?
- So che tua figlia sta imparando a cucire in una sartoria, potremmo dirle che la famiglia Masri ha bisogno di qualcuno per aggiustare le tende di casa... è una buona idea, non ti pare?
- Sì...
Senza aspettare che Miriam terminasse, la Hagie la salutò in fretta:
- Allora ci vediamo oggi pomeriggio a casa Masri, mi raccomando!

(*) "Walli": una specie di convento nel cui interno è custodita la tomba di un santo (Walli). La gente vi si reca nei momenti di crisi e sosta in preghiera, talvolta per più giorni. A Nablus ci sono alcuni Walli, uno di essi si chiama "All'Amudi".


Uno scorcio di Nablus, la città di Masri, in Palestina



La letteratura salvata dagli stranieri
di Cinzia Fiori

Da Rushdie a Ben Jelloun, all'estero adottare una lingua presa in prestito è un fenomeno ormai consolidato.
Da noi nasce solo ora: e c'è chi parla già di rivoluzione - L'iracheno Younis Tawfik, il palestinese Madih Masri:
i nuovi autori di casa nostra. Sanguineti: nei prossimi anni si imporrà un'altra storia per la narrativa


«Arrivò Scanderbeg, dove arrivò? Arrivò con la sua moto nel burrone del Varchijuso, dove a malapena si scendeva a piedi. Arrivò Scanderbeg e mi chiamò con gli occhi: vieni, Lidia, vieni». Lingua italiana, musicalità delle rapsodie popolari arbëresh. Un antico idioma balcanico, tuttora parlato dagli albanesi fuggiti in Calabria secoli fa, piega l'italiano di Carmine Abate a soluzioni inaudite. E questo è soltanto un esempio, tratto da un romanzo, La moto di Scanderbeg, che per un soffio non è entrato nella cinquina del Campiello. Come Abate, anche Muin Madih Masri e Younis Tawfik scrivono in una lingua diversa dalla loro lingua madre: l'italiano che hanno imparato a scuola o vivendo qui. Il primo, palestinese, ha pubblicato una lunga fiaba araba, ambientata nel periodo della guerra dei Sei giorni. Nel Sole d'inverno, questo è il titolo, l'esotismo è un morbido inganno che avvolge il lettore conducendolo di fronte a mali e dolori mai sanati. Tawfik, nato in Iraq nel '57, esordisce ora con un vero e proprio romanzo, La straniera. Il suo linguaggio è ordinario, ma il procedere ellittico della narrazione, i ricorrenti sfoghi in prosa poetica creano una contaminazione fra modelli classici arabi e la modernità di una storia d'integrazione nella Torino d'oggi. «Uno straniero non è mai felice fino in fondo», scrive Younis Tawfik. «Perfetto è quell'uomo per cui l'intero mondo è un paese straniero», dice con Abate il figlio di Scanderbeg. (Continua)

(Dal "Corriere della Sera" del 23 novembre 1999)



Dalla rete

Con le nostre parole. Un convegno tenutosi al Lingotto di Torino sui narratori stranieri che scrivono in italiano (da "la Repubblica" del 12 maggio 2000).

Scrivono in italiano per sentirsi a casa un articolo di Merlina Ponti per Quotidiano.net del 7 febbraio 2000.



  In libreria

Younis Tawfik
La straniera

Bompiani
pp. 206, Lire 13
.000

Straniero. Diverso. Estraneo. Così è l'Architetto, un giovane uomo che da un paese del Medio Oriente si è trasferito in Italia per gli studi universitari e vi è rimasto a lavorare senza incontrare eccessive difficoltà. E così è Amina, una ragazza che l'uomo incontra per caso e dalla quale si sente irresistibilmente attratto, contro la sua stessa volontà. Perché Amina vive una vita ai margini, estremamente diversa dalla sua, la vita di chi non si è mai integrato, e per resistere è costretta a vendere il suo corpo. Sullo sfondo di una Torino multietnica e inquieta, raccontata attraverso gli occhi di due anime in transito provenienti da una cultura altra, una storia d'amore impossibile, insieme toccante e amara, che segna l'esordio di una nuova e potente voce letteraria. Una voce in grado di infondere a una storia di estrema contemporaneità tutto il fascino della classica letteratura islamica, creando uno stile inedito, diverso, straniero.

 


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