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Hanif Kureishi

Il dono di Gabriel
Bompiani, pp. 235
€ 13,94 Lire 27.000

Traduzione dall'inglese di Ivan Cotroneo

 

  "Se hai talento l'hai preso da te. Non dimenticarlo. Puoi ereditare una vecchia cravatta ma non un dono".
 
Hanif Kureishi, "Il dono di Gabriel"


L'autore

Hanif Kureishi è nato in Inghilterra nel 1954, da padre pakistano e madre inglese. Ha iniziato presto a scrivere per il teatro vincendo nel 1980 il Thames Playwright Award con la commedia The Mother Country. Ha scritto le sceneggiature di due film e nel 1991 ha diretto il suo primo film London Kills Me. Ha scritto Il Budda delle periferie, il romanzo The Black Album, Mezzanotte tutto il giorno e Da dove vengono le storie?



Il testo di copertina
 

"Nessuno sapeva, neanche ora, come questo potere o questa capacità nascessero o funzionassero. Come l'amore non potevano essere forzate, imbottigliate, trasferite o analizzate"

E' possibile non farsi travolgere e schiacciare quando tutto intorno a te crolla miseramente? Gabriel ha quindici anni, e deve crescere in fretta. Quando i suoi genitori, due reduci degli anni '70 delusi dalla vita in maniera diversa ma ugualmente bruciante, si separano, Gabriel scopre di possedere un particolare 'dono': gli oggetti e le fantasie che disegna sul suo taccuino segreto diventano magicamente reali. E, proprio dal suo mondo fantastico, arriverà la salvezza tanto sperata...
Dieci anni dopo "Il Budda delle periferie", Hanif Kureishi compone un nuovo romanzo di formazione insieme divertente e toccante, una riflessione profonda e ispirata sul potere salvifico del talento e dell'immaginazione.



L'incipit

Capitolo primo

“Scuola. Come andata oggi?”
“Imparare mi fa sentire ignorante,” rispose Gabriel.
“Ha telefonato papà?” Oltre al fatto che non sapeva dove fosse finito suo padre, qualcosa di strano stava accadendo al tempo atmosferico nel quartiere in cui viveva Gabriel. Quella mattina, quando era uscito per andare a scuola con Hannah, era caduta una leggera pioggia primaverile, ed era autunno.
Prima che raggiungessero i cancelli della scuola, uno strato di neve si era posato sui loro cappelli. A ora di pranzo, nel cortile, i raggi caldi del sole, improvvisamente brillante come una gigantesca lampada, erano stati così forti che i bambini avevano dovuto giocare in maniche di camicia. Nel tardo pomeriggio, mentre lui e Hannah si affrettavano verso casa lungo il limitare del parco, Gabriel si accorse che le foglie nel parco si sollevavano dal terreno e fluttuavano verso gli alberi da cui erano cadute, dove si riunivano ai rami prima di ridiventare verdi.
Con la coda dell’occhio, Gabriel notò qualcosa di ancora più strano.
Dalle giunchiglie in fila sollevarono le teste e le fecero ricadere, come ballerine che si inchinano alla fine di una rappresentazione. Quando una di esse gli fece l’occhiolino, Gabriel si guardò intorno prima di afferrare la mano pelosa di Hannah, cosa che era sempre restio a fare, specialmente se qualche suo amico si trovava nel raggio visivo. Ma oggi era diverso: il mondo stava impazzendo.
“Si è fatto vivo?” chiese Gabriel.
Hannah era la ragazza straniera alla pari.
“Chi?” disse lei.
“Mio padre.”
“Certo no. Andato via. Andato.”
Il padre di Gabriel aveva lasciato la casa, dietro invito di sua madre, tre mesi prima. Stranamente, erano passati alcuni giorni da quando aveva telefonato l’ultima volta, e almeno due settimane da quando Gabriel lo aveva visto.
Gabriel decise che appena rientrato avrebbe disegnato le giunchiglie che facevano l’occhiolino, per ricordarsi di raccontarlo a suo padre. Suo padre amava cantare o recitare poesie. “Belle giunchiglie, piangiamo a vedervi/sparire tanto in fretta…” avrebbe canticchiato mentre camminavano.
Per suo padre, i negozi, i marciapiedi e le persone erano vivi come la natura, anche se avevano maggiore interesse umano, e mutavano in continuazione, come gli alberi, l’acqua o il cielo.

 



Una recensione
di Masolino D'Amico

Il dono di Gabriel, nel romanzo di Kureishi, può essere sia un certo oggetto che il ragazzino quindicenne riceve in regalo, sia il talento dello stesso Gabriel per l’arte (il disegno, forse nel futuro il cinema), ma più particolarmente per la vita: infatti malgrado tutte le incertezze e la paure di chi la vita non l’ha ancora affrontata e quindi non sa veramente cosa aspettarsi, Gabriel possiede una personalità dotata di una saggezza innata così profonda, che alla fine in qualche modo riesce a imporsi sulle cose e a far sì che si concludano nel modo migliore.
Gabriel è figlio di due sciroccati relitti degli Anni Settanta, un ex chitarrista rock che dopo un momento di gloria è scivolato nel dimenticatoio e si scola il sussidio di disoccupazione nei pub con altri reduci come lui, e una ex groupie, ossia fiancheggiatrice entusiasta, che adesso deve arrabattarsi per mantenere l’inetto marito e il figlio. All’inizio la madre di Gabriel butta fuori di casa il padre con le sue chitarre, assume Hannah, immigrata brutta e pelosa, perché badi al figlio, e si mette a lavorare come cameriera in un locale. Gabriel, che a scuola si caccia spesso nei guai per la sua lingua lunga, cerca di mantenere un rapporto col padre, preoccupato che costui, allo sbando com’è, faccia magari la fine del genitore del suo amico Zak, diventato ufficialmente gay; intanto la madre dà festicciole alcoliche e si porta a letto amici più o meno occasionali. La svolta avviene quando Gabriel accompagna il padre a trovare Lester, antico leader del suo gruppo che a differenza di lui è diventato una enorme stella e che vuole rivedere brevemente i vecchi compagni per raccogliere materiale autobiografico. Durante l’incontro Gabriel fraternizza con la pop star, e Lester gli regala un disegno che ha fatto, con tanto di dedica. (Continua)

(Da "La Stampa" del 22 settembre 2001)



Dalla rete

Una recensione di Antonella Monti a "Il dono di Gabriel" nel sito Flash giovani.

Un'intervista a Hanif Kureishi a cura del Cafè letterario di Alice.

Genitori e figli, mariti e mogli sono al centro dei "romanzi più interessanti, provocatori e attuali di questi mesi", sostiene Famiglia Cristiana in questa pagina online che offre una recentissima intervista all'autore anglo-pakistano.

Se siete interessati a conoscere meglio la figura di Hanif Kureishi, cliccate sulla Emma che railibro.lacab.it gli ha dedicato e, ancora, riguardate la ricca scheda su Mezzanotte tutto il giorno, in ispecie la sezione "Dalla rete".

Nel sito della Rizzoli libri la recensione al "Dono di Gabriel" di Stefano Pistolini comparsa su "L'Unità" (formato pdf).

E ora, all'estero. Passaggio d'obbligo nel sito ufficiale di Hanif Kureishi. Degno di visita soprattutto per la sezione dove si leggono alcune delle sue "short stories", compreso il racconto lungo "Goodbye Mother" appena pubblicato in italiano (vd. In libreria). In inglese, naturalmente.

Nel sito del "Lettore compulsivo" (The compulsive reader) una buona recensione a Gabriel's Gift scritta da Maggie Ball (in inglese).

Ancora una recensione nella lingua del romanzo per il britannico e progressista "The Guardian". Data 3 marzo 2001. La velocità della traduzione italiana testimonia della popolarità di Kureishi.



  In libreria

Hanif Kureishi
Goodbye, mother

Bompiani
pp. 101,
€ 6,19 Lire 12.000

Un giornalista è alle prese con la crisi del suo matrimonio e con una moglie decisa a partire per la Thailandia alla scoperta di sé. La lenta ricerca dell'uomo avrà invece inizio in un cimitero, dove si è recato con la madre per visitare la lapide di suo padre. Da quel momento Harry inizia a ripercorrere la propria esistenza, pensando ai tanti sbagli mai confessati, ai rimpianti e al forte rimorso per non essere mai riuscito a dimostrare al padre tutto il suo affetto.

 

 

 

Hanif Kureishi
Il Budda delle periferie
Bompiani
pp. 398, Lire 32.000

"Mi chiamo Karim Amir e sono un vero inglese, più o meno". Comincia così "Il Budda delle periferie", romanzo con il quale Hanif Kureishi esordiva nella narrativa nel 1990, dopo aver scritto le sceneggiature di "My Beautiful Laundrette" (per la quale ricevette una nomination al Premio Oscar), di "Sammy and Rosie Get Laid", e dopo avere scritto e diretto "London Kills me". Accolto con grande favore dalla sua prima pubblicazione, vincitore del Whitbread Prize come miglior romanzo, tradotto in venti lingue e adattato in una versione televisiva per la BBC, "Il Budda delle periferie" è assurto negli anni al rango di vero e proprio libro cult. Divertente, toccante e straordinariamente felice, il romanzo di esordio dell'autore di "nell'intimità", qui presentato in una nuova traduzione, è un racconto di formazione nel senso più pieno della parola, che narra le peripezie sentimentali e le avventure di vita di Karim, adolescente metà inglese e metà indiano nella periferia londinese degli anni Settanta. Un mondo esplosivo in cui il sesso, le droghe, la ricerca esistenziale e la guerriglia di strada si incontrano e si scontrano a incroci improbabili e sorprendenti.

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