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  Enciclopedia MultiMediale Attiva


Antonio Canova
 

Amore e Psiche,
1800-1803,
San Pietroburgo, Ermitage. Delle due versioni di questo che Canova chiamava un gruppetto di Amore e Psiche platonico», quella di Parigi appartenne a Murat e l'altra fu a prima opera commissionata a Canova da Giuseppina Beauharnais.

Nasce nel 1757 a Possagno, vicino Treviso. Figlio di uno scalpellino, compie il suo apprendistato artistico prima a Venezia, poi a Roma. E’ qui che studia la scultura antica ed entra in contatto con artisti ed intellettuali, come Winckelmann e Mengs, che teorizzano un nuovo ritorno al classico. Tra il 1783 ed il 1810 realizza i monumenti funebri di Clemente XIII e Clemente XIV a Roma, di Maria Cristina d’Austria a Vienna, e di Vittorio Alfieri a Firenze. La fama internazionale arriva con le opere a soggetto mitologico – Amore e Psiche, Venere e Adone, Le tre Grazie – e con le celebri statue di Napoleone in nudità eroica celebrato come Marte Pacificatore e di Paolina Borghese come Venere Vincitrice. Muore a Venezia nel 1822.
Nelle sue opere più famose la compostezza classica si unisce a una sensualità e a una eleganza tipicamente settecentesche.

 
Dedalo e Icaro

L'eterna aspirazione dell'uomo al volo liberatorio, quello sfidare le leggi della natura per staccarsi dalle angosce della vita terrena e dominarle dall'alto senza più temerle, si è fatta arte nel genio scultoreo di Antonio Canova, autore in giovane età del "Dedalo ed Icaro". Il Canova - cultore appassionato dei valori artistici della classicità greca - mette qui alla prova il suo scalpello con un tema mitologico di immortale suggestione : il disperato tentativo del vecchio Dedalo di aprire una via di salvezza al giovane figlio Icaro, come lui imprigionato nel Labirinto cretese dove si aggira furioso il Minotauro; Dedalo infatti, come si osserva nel gruppo scultoreo, sta applicando con amorevole premura ad Icaro delle ali con la cera. Inoltre -c'è da notare - nella resa del soggetto l'autore ha seguito le fonti letterarie latine con fedeltà estrema ( Ovidio: Ars Amandi - vv. 49-70 ; Metamorfosi - Libro VIII ). 



In libreria

E. Bassi, Catalogo dei gessi e delle pitture nella Gipsoteca di Possagno, Venezia 1957; 
G. C. Argan, Antonio Canova, Roma 1969;
H. Honour, Canova's Studio Practice, in "Burlington Magazine", 1972;
L'Opera completa del Canova, a cura di G. Pavanello, con introduzione di M. Praz, Milano 1976;
F. Licht, Canova, Milano 1984;
G Pavanello, L"'Apollo che si incorona" ritrovato, in "Antologia di Belle Arti", 1990;
M. Praz, Il Gusto Neoclassico, Firenze 1940; Milano 1990; 
AA. VV., Canova all'Ermitage. Le sculture del museo di San Pietroburgo, Venezia 1991;
AA. VV., Antonio Canova, Venezia 1992.


Possagno - Il Tempio Canoviano
POSSAGNO

Centro principale della Valcavasia, Possagno è indissolubilmente legato al nome di Antonio Canova (1757-1822), di cui qui è possibile ripercorrere il cammino umano ed artistico, nascita, opere e morte, visitando successivamente le stanze della casa natale, la Gypsoteca ed il grandioso Tempio che ne accoglie la tomba.
Nel centro del paese, la casa natale con il giardino, la camera nella quale nacque ed il suo studio, conserva ancora intatti strumenti di lavoro, cimeli, opere e ricordi vari appartenuti all'artista.

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