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Jacqueline Risset   domenica 6 gennaio


risset@inwind.it
 

Oggi è il giorno dell'Epifanìa, ormai Befana, vecchina con calze carbone e scopa... Prima di lei, e prima ancora della cometa che mostrava il cammino ai Re Magi, era festa grande di Dioniso, fanciullo divino redivivo, dopo essere stato bollito, arrostito e mangiato. Due misteri asimmetrici.
In generale, occorre diffidare della simmetria nelle parole.
"Regolamento di conti", ad esempio, viene di solito usato per delitti dei quali si ignorano movente e autore. Come per il delitto delle due ragazze ritrovate in una foresta col cranio fracassato. Il "regolamento" starebbe qui a indicare che un conto è stato portato in pari, che un equilibrio evidentemente turbato dalle vittime, è stato - felicemente? - ripristinato… Si trattava allora di due feroci gigantesse?
"Bipartisan". C'è termine più stravagante? Di che cosa si dovrebbe essere 'partigiani', allo stesso tempo, nella stessa misura e in una totale armonia? dei valori della democrazia (libertà, uguaglianza, fraternità) e dei loro opposti (gabbia mediatica, disparità programmata, disprezzo dell'altro)? Che Dioniso ci aiuti!



Jacqueline Risset   sabato 5 gennaio


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Da ragazzo voleva fare il filologo (classico), ma poi da grande divenne banchiere. Aveva idee virtuose e semplici: la pace, la patria. Ebbe una bella carriera; fu eletto Arbitro del suo paese. Ne fu molto felice, perché amava molto quel paese, che era appunto la sua patria.
Ma le sue idee erano ormai cosi virtuose e semplici che si erano fatte anche simmetriche: diceva agli uni e agli altri che dovevano stare buoni e parlarsi con gentilezza. Il risultato fu che quelli che comandavano facevano sempre di più i loro capricci, che non erano né virtuosi né semplici, ma ingiusti e tortuosi. Gli altri si disperavano, e dicevano: "Perché il nostro buon Arbitro non dice a costoro che non vanno nella giusta direzione? Eppure lo sa che per un paese tutte le vie non sono uguali!". Ma lui aveva dimenticato la sua filologìa. Aveva dimenticato che nel decifrare nulla è simmetrico. Occorre attenzione, pazienza, rigore e poi, scegliere l'interpretazione.



Jacqueline Risset   venerdi 4 gennaio


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Alle risoluzioni che si prendono all’inizio dell’anno (non arrivare in ritardo, rispondere alle lettere, mettere in ordine le carte, ecc…), si dovrebbe forse aggiungere quella di essere più prudenti con alcune parole:
“Uomo d’onore”: usando questo termine, si condivide senza volerlo il punto di vista di coloro per i quali l’onore si acquista col delitto e col tradimento. Almeno, forse, andrebbero usate le virgolette. “Delitto eccellente” dà l’idea di un crimine buono, mentre “giustiziare” trasforma la vittima in assassino, e gli assassini in benefattori…
“Extracomunitario”, alla lettera, significa persona che non fa parte della Comunità Europea. Come un australiano, come un giapponese, come un americano? In realtà, extracomunitario sta per povero e indesiderabile; in fin dei conti, “negro” - senza escludere alcuni tipi di orientali: pakistani, cinghalesi, se non pure cinesi; e, ovviamente, i maghrebini (detti in altri tempi “métèques”). Nei paesi dove l’immigrazione esiste da lungo tempo, si è fatto un certo sforzo di riflessione; le parole sono cambiate: si parla di “sans papiers”. In Italia, per il momento, vi sono soltanto “clandestini”.



Jacqueline Risset   giovedi 3 gennaio


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La felicità raggiante dei volti sui giornali europei per l'euro ha qualcosa di sorprendente. Ma come? una misura finanziaria decisa dall'alto, da tanto tempo, e ovunque con tante riserve (era tra le decisioni che facevano temere un'Europa soltanto economica, senza coinvolgimenti culturali né umani) muove ora cuori e sorrisi come una vittoria, come un regalo, come un'amicizia ritrovata.
Forse tanta felicità è dovuta al piacere di una novità vera, dopo tanto 'nuovo' sbandierato e promesso, oppure nasce dalla sorpresa di trovarsi, con quelle monetine luccicanti in mano, a viaggiare nel proprio paese, nel momento in cui i viaggi fanno un po' paura? O ancora, si tratta della conferma di essere europei sul serio, una conferma giunta così, come un gioco di Capodanno?
Ma forse di questa allegria è anche parte il pensare a quanti la rifiutano, ripiegati sul loro pezzzetto di terra, o sulla nostalgia di un'era, che si spera finita per sempre, o sul timore forse, di nuove regole ineludibili.
Victor Hugo che, sembra, sarà un protagonista del 2002 (ovunque gli si imbandiscono festeggiamenti per il bicentenario della nascita a Besançon) era nel 1847 tra gli entusiasti di una moneta europea. "Circolazione è unità", soleva ripetere, e gioiva all'idea che sarebbero scomparse dalle banconote "quelle misere figure di re" le quali, peraltro, sarebbero state sostituite dai Debussy, dai Bernini e dagli amati Hugo.



Jacqueline Risset   mercoledi 2 gennaio


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Ballare sul vulcano è difficile quando i vulcani sono tanti. Voltaire, che odiava il fanatismo più di qualunque altra cosa, diceva che l'unico rimedio a questa "malattia epidemica" è 'l'esprit philosophique'. "Lo spirito filosofico addolcisce i costumi e previene gli ascessi del male; in effetti non appena quel male progredisce, si deve fuggire e attendere che l'aria sia purificata".
Le bombe, anche quelle molto intelligenti, anche quelle bene intenzionate, non purificano l'aria. Sono riuscite, è vero, a cacciare i Talebani. E questo è certamente un risultato.
Ma "né le leggi né la religione bastano contro il fanatismo, peste delle anime ", dice ancora Voltaire, "la religione, nei cervelli infettati, lungi dall'essere un alimento salutare, volge in veleno".
I diversi vulcani ora sotto i nostri piedi sono questi: il fanatismo (più pestifero che ai tempi di Voltaire), l'urgenza di debellarlo (la malattia si è improvvisamente aggravata e poiché le cure belliche non sono le migliori, come si può "attendere che l'aria sia purificata"?); ultimo ma non minore dei vulcani, la nostra difficoltà a riconquistare l''esprit philosophique' dato che questo secolo si mostra in netta regressione rispetto al secolo dei Lumi. Quanti oggi, hanno il coraggio di dirsi atei?
Dunque, ballare sul vulcano, ma in punta dei piedi?



Jacqueline Risset   martedi 1 gennaio


risset@inwind.it
 

Impossibile iniziare un giornalino in data Primo Gennaio, parlando di altro che di primo gennaio. Ovviamente i calendari sono artificiali, variabili, relativi - per Cagliostro l’anno cominciava a marzo; differenza spesso dimenticata, e causa di errori nell’interpretazione delle profezie: così è stato per l’ultima, che non si riferiva a luglio, ma a settembre…
Ad ogni modo, un primo gennaio non si elude: impone bilanci e previsioni, nostalgie e attese. Questo del 2OO2, legato com’è a quel giorno di settembre, ci chiede di ballare sul vulcano, di festeggiare con botti chiamati Osama.
Peraltro, a forza di enfasi su secoli e milleni, su nuove monete, su pericoli imminenti (atomiche da scarpa, sgozzamenti a gogo), tutte le date si sono confuse: il “secolo scorso” non è più di Victor Hugo, è di Marilyn Monroe. Ma, dopo un secolo di cinque anni, le donne afghane escono timide dal buio del burkhart, mentre i bambini di Kabul scoprono che esiste la musica...

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Jacqueline Risset è stata membro della redazione di Tel Quel. Tra i suoi libri di poesia, L’Amour de loin , Flammarion, 1988 (Einaudi, 1990), Petits éléments de physique amoureuse, Gallimard, 1990; Les Instants, Farrago, 2000; tra i saggi, Dante écrivain, Le Seuil, 1982 (Mondadori,1984), Dante, une vie, Flammarion, 1994 (Rizzoli, 1995), Puissances du Sommeil, Le Seuil, 1998; tra le traduzioni, Dante Alighieri, La Divine Comédie, Flammarion, 1986-90; Machiavelli, Le Prince, Actes Sud, 2001. In corso di stampa, Bataille-Sartre, Un dialogo incompiuto, (a cura di), Artemide, 2002. Attualmente dirige il Centro di studi Italo-Francesi dell’Università di Roma Tre.


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