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Carlo Infante   domenica 19 maggio


carlo@teatron.org
 

La scrittura è una tecnologia della memoria, ci ha ricordato Francesco Antinucci nel convegno su “La scrittura mutante”.
In quanto tale ha attivato quel meccanismo di delega e d’automatismo che lo stesso Platone denunciava dicendo che si sarebbe uccisa la memoria “naturale”, come ha sottolineato Giuseppe Longo nella sua introduzione. Abbiamo però visto come quella contraddizione si è risolta: la nostra capacità di memoria si è evoluta, esaltando le potenzialità di quella tecnologia.
Da sempre ciò che definiamo tecnologia (da non intendere quindi solo in quanto “macchina”) ci sottraggono e ci danno qualcosa.
Questo può essere un buon punto d’arrivo per queste mie note sul Libro al Tempo del Digitale, lasciando sospesi una serie d’interrogativi su come cambia la scrittura.
Rilancio, a proposito, alcune di quelle domande che sono state predisposte per il web-set dell’Osservatorio Scrittura Mutante, in cui si sono realizzate delle videointerviste ai vari protagonisti del mondo-libro.
Le potenzialità dei nuovi media interattivi arricchiscono o indeboliscono l'intreccio narrativo?
La scrittura in ambiente digitale si affida ad automatismi che rischiano di appiattirla o sono gli automatismi stessi che liberano nuove energie creative?
La combinazione tra immagini e suoni, propria del montaggio ipermediale, può raccontare meglio delle parole scritte o toglie al lettore la possibilità di immaginarsi un percorso personale?
Possono l’e-book o altri (più fortunati) supporti multimediali catturare il lettore come il film cattura lo spettatore?
Ad alcune di queste domande, hanno risposto nel convegno sia Jean Pierre Balpe, affermando che l’ipermedialità può offrire alla pratica del narrare non più solo lo sviluppo lineare dell’intreccio nel tempo ma anche una spazialità rappresentata; sia Janet H.Murray mostrando come nei videogames nascano nuovi modelli di relazione tra personaggi e situazioni che reinventano l’idea stessa di rappresentazione e narrazione.
Queste domande troveranno altre risposte in altri eventi come quello della settimana prossima a
Potenza per "Future Letture" (www.futureletture.com ) e ,a luglio, in occasione di A_D_E_Art Digital Era/Inteatro ArtFactory che all’interno del Festival di Polverigi (www.inteatro.it/ade ) presenterà la selezione di un concorso per web experiences "Dal naturale all'artificiale e ritorno" dove è possibile individuare nuovi format di narrazione e spettacolarità.



Carlo Infante   sabato 18 maggio


carlo@teatron.org
 

Perché non considerare, tanto per giocare un po' con il ragionamento, il libro come un "hardware"?
La scrittura allora potrebbe bene essere vista come il software che permette alla nostra mente di tradurre il pensiero fuori di sé.
Il mercato del libro s'è interrogato sulla sua crisi ed ha visto nei nuovi hardware (cd-rom o e-book) delle minacce. Falsi problemi. Tant'è che il mercato non li ha neanche presi seriamente in considerazione. L'aspetto più interessante è invece quello del software-scrittura, ponendosi gli interrogativi su come sta cambiando.
E' nel cercare queste risposte che é nato l'Osservatorio Scrittura Mutante, per definire una mappa delle esperienze di scrittura che si stanno ibridando con le tecnologie digitali, ipertestuali e interattive.
Una ricognizione decisamente aperta per tracciare un quadro aggiornato della nuova espressività multimediale, intesa anche come scoperta e appropriazione di un nuovo mondo, di una nuova cultura.
L'Osservatorio Scrittura Mutante, promosso dalla Biblioteca Multimediale di Settimo Torinese con il contributo della Regione Piemonte, si basa molto sul web (www.trovarsinrete.org) ma non è solo una raccolta di link, bensì un luogo reale (la Biblioteca) d'incontro, di aggiornamento rivolto al sistema educativo (fondamentale anche se spesso sclerotizzato sulla didattica "funzionale") e anche un'opportunità di produzione , come nel caso di "Eliza 2.0".
Si tratta di un esperimento sulle nuove scritture in ambiente digitale, rivolto sia ai pionieri della scrittura creativa interattiva sia ai ragazzi delle scuole superiori.
Un libro con cdrom ed estensioni nel web (www.ilsognodieliza.com), basato sul romanzo "Il sogno di Eliza" (Edizioni Addictions, 2000) da cui nasce come "sequel" per diventare altro, realizzato in modo collaborativo e diretto, secondo i principi della regia multimediale, dall'autore Angelo Comino, che ha congegnato anche un dispositivo per uno sviluppo "open source" del progetto creativo.
Tutto lo sviluppo di quel progetto viene presentato quotidianamente alla Fiera del Libro, nel web-set allestito all'interno dell'area della Biblioteca Civica e Multimediale della Città di Settimo Torinese (Padiglione 2, stand L 9) dove vengono realizzate continuamente videointerviste ai vari protagonisti e dove si compone sul campo il diario di bordo on line degli eventi in collaborazione con la rivista Computer&Internet (www.compeint.com).



Carlo Infante   venerdi 17 maggio


carlo@teatron.org
 

Leggere e' un'arte, ci fece notare a suo tempo Italo Calvino.
E', infatti, una qualità particolare della nostra intelligenza, un artificio mirabile.
E', fondamentalmente, una questione di mobilità immaginaria e di connessioni sinaptiche che durante la lettura di un testo avvincente fanno funzionare il nostro cervello come un mixer.
Coniughiamo un'informazione ad un'immagine e ad un'emozione già vissuta con una dinamica associativa straordinaria.
Dopotutto qualsiasi percezione sensoriale viene tradotta al cervello e transcodificata, interpretata.
Il fatto che ora, attraverso le nuove tecnologie della comunicazione multimediale, certi procedimenti si stiano formalizzando all'esterno del nostro corpo non è altro che una tappa ulteriore dell'evoluzione umana.
Ma questo è sempre accaduto. Anche una penna o un libro o una biblioteca sono "tecnologie" attraverso cui vengono formalizzate al di fuori di noi, del nostro corpo e della nostra mente, delle procedure piscologicamente complesse, come la memoria.
Ma poniamoci ancora una volta la domanda: è più naturale leggere un libro, decodificando la scrittura con tutte le sue sovrastrutture culturali, o fare un'esperienza di conoscenza diretta?
Non c'è dubbio: è più naturale un'esperienza in cui vengono sollecitate le percezioni, la base della nostra impronta filogenetica.
In questo senso le tecnologie multimediali, attraverso l'interattività che induce un'azione diretta con il mouse all'interno dell'artefatto cognitivo, determinano un approccio in cui l'interpretazione simbolica, dell'alfabeto e delle immagini, e la sensorialità, stimolata dagli input audiovisivi, s'integrano.
L'interattività mette in relazione il corpo, attraverso l'uso del mouse, con la mente sollecitata da impostazioni multimediali che tendono a creare una sinestesia, la compresenza di più segnali, più linguaggi, una molteplicità di piani sensoriali.
Su tutto ciò si rifletterà all'interno di un convegno dal titolo "Scrittura mutante. Scrivere e narrare al tempo delle tecnologie digitali" che si svolge oggi alla Fiera del Libro e che vedrà la partecipazione di: Jean Pierre Balpe (Direttore del Dipartimento di Hypermédia, Università Parigi VIII e segretario generale della rivista "Action poétique"); Giuseppe O. Longo (Ordinario di Teoria dell'Informazione all'Università di Trieste e autore di "Il nuovo golem" (1998) e "Homo tecnologicus" (Meltemi, 2001), Janet H. Murray (Direttrice delle Scuola di letteratura, comunicazione e cultura all'Istituto di Tecnologia Informatica in Georgia e autrice di "Hamlet On the Holedeck", Free Press, 1997), Francesco Antinucci (Direttore della sezione processi cognitivi e nuove tecnologie dell'Istituto di Psicologia del CNR a Roma e autore di "Computer per un figlio", Laterza, 1999).



Carlo Infante   giovedi 16 maggio


carlo@teatron.org
 

Siamo all'anno zero di un passaggio culturale attraverso cui è inevitabile misurarsi con delle modificazioni psicologiche che le tecnologie digitali pongono come occasione evolutiva.
Il ciberspazio, se viene riconosciuto come un ulteriore spazio-tempo che esiste nella memoria digitale di un computer e all'interno delle reti telematiche, ha una soglia d'entrata: è l'"interfaccia" grafica dello schermo.
Quella porta multimediale è la soglia, la zona epistemologica d'accesso, l'ultimo tratto prima dell'immersione in un ambiente grafico e audiovisuale che grazie all'interattività ci permette di agire in un contesto simulato. Detta in questi termini può apparire una cosa strana, proprio perché non ci si pensa, non ci si riflette abbastanza. Ma il fatto stesso che tutto questo accada quotidianamente, quando accendete gli schermi dei personal computer che affollano a milioni e vostre scrivanie, non dovrebbe tranquillizzarvi, anzi. Il fatto che non ci pensiate comporta una sorta di ordinaria assuefazione, un automatismo per cui si rischia di venire un po' giocati dal sistema multimediale.
Ciò che considero importantissimo stabilire è la consapevolezza che nella relazione tra il corpo e l'elettronica accade qualcosa che ci cambia. Proprio come il libro ha mutato i nostri processi mentali in secoli d'evoluzione, qualificando il nostro "brainfame" alfabetico (come direbbe De Kerckhove).
Nel digitale accadono però fattori più complessi, come quelli dell'induzione elettromagnetica e degli automatismi che condizionano il nostro occhio, il nostro corpo, la nostra mente.
Innescare un processo consapevole a proposito di questi automatismi non significa doversi preservare ma ascoltarsi, esplorare i propri processi. Lasciarsi andare anche e magari vivere una navigazione immersiva come un'esperienza percettiva e cognitiva insieme. E cogliere molte di quelle proprietà che fanno delle diverse espressioni multimediali una nuova cultura a tutti gli effetti.
E' da qui che può aprirsi a ventaglio uno spettro d'analisi sulla mutazione tecnologica e psicologica che stiamo vivendo. E che un libro come quello che Roberto Marchesini presenta oggi, giovedì, alla Fiera del Libro (ore 17) può contribuire ad affrontare, radicalizzandone i termini, in un'analisi che si rivela inquietante quanto affascinante. Il titolo è emblematico: "Post-human. Verso nuovi modelli d'esistenza" (Bollati Boringhieri).



Carlo Infante   mercoledi 15 maggio


carlo@teatron.org
 

Pensate a un rubinetto. Va aperto per far scorrere e fluire l'acqua nelle case di tutti. Proviamo ora a sostituire l'acqua con le informazioni e le conoscenze. Le idee diffuse nella rete valgono oggi come le acque distribuite nei primi acquedotti. Quelle tubature dell'antichità possono essere considerate a tutti gli effetti come degli indicatori di civiltà. Così anche le reti oggi, si stanno profilando come dei condotti necessari perché circoli energia intellettuale, risorsa per il bene comune. Questa è la connettività.
L'altro aspetto è quello dell'ipermedialità che trova in una frase di Antoine de Saint-Exupery un bello spunto di riflessione: "La civiltà non ha solo a che vedere con le cose materiali ma con gli invisibili legami che legano una cosa a un'altra"
Quest'illuminante citazione dell'autore del "Piccolo Principe" è tratta da "Literary Machine" di Ted Nelson, l'inventore (pari merito con Douglas Engelbart) del concetto di "hypertext". In quel testo del 1990 Nelson descrive il suo leggendario progetto Xanadu per una "letteratura elettronica istantanea", un temerario sistema ipertestuale che anticipò lo sviluppo del World Wide Web che ha reso Internet il luogo privilegiato, nella sua diffusione e relativa semplicità d'uso, per lo scambio di conoscenza in via ipertestuale.
E' Nelson che c'invita a considerare un'analogia con l'acqua e al fatto che la sua distribuzione, aprendo e chiudendo i rubinetti, ha contribuito non poco allo sviluppo della società civile. Così "la letteratura che immaginiamo", afferma, "deve essere pensata come un servizio, un bene comune, un acquedotto per la mente".
Concepire la letteratura, e il sapere scritto nel suo complesso, un bene comune e di pubblico uso è senza dubbio il compito di chi (autori, editori, bibliotecari, librai, insegnanti, lettori) nella Società dell'Informazione si sta interrogando su come salvare la lettura dal rumore informativo.
Dopotutto è con questo spirito che vale la pena interrogarsi su come cambia la scrittura al tempo del digitale, tema su cui è centrato un convegno che mi vede coinvolto e che si svolgerà il 17 maggio alle ore 15 (Centro Congressi del Lingotto) alla Fiera del Libro di Torino. Informazioni dettagliate su www.trovarsinrete.org



Carlo Infante   martedi 14 maggio


carlo@teatron.org
 

Sei in un "non luogo" che anche altri, molto probabilmente, stanno in questo momento frequentando. Lo so, non è facile accettare l'idea che una macchina possa esprimere l'idea di un ambiente. Ma è di questo che si tratta. Internet è un nuovo spazio-tempo da condividere dopo che per millenni si è condiviso quello fisico. E' nello studio del rapporto tra corpo e spazio, dall'invenzione rinascimentale della Prospettiva al "modulor" (il design a misura d'uomo) di Le Corbusier, che le tecnologie determinano il loro grado d'impatto con l'evoluzione umana. Seguire questa traccia è quello che più m'interessa perché rivela l'entità psicologica del
problema-tecnologia e di conseguenza ci apre alle possibili risposte culturali da progettare.
In altre culture, diverse da quella eurocentrica, questa problematica gode di tutt'altre sfumature, e può essere utile individuarle.
Nella tradizione giapponese, ad esempio, esistono condizioni particolari che permettono di stabilire in forma rituale delle relazioni con l'ambiente. Tra queste la più emblematica è quella definita "Ma": una parola per intendere la misura armonica dello spazio-tempo.
Per un occidentale non e' facile comprendere una concezione che sottende l'estetica, le arti marziali,le proporzioni dei giardini,la cerimonia del tè.
"Il Ma - sostiene Michel Random (uno dei maggiori studiosi di cultura giapponese) è percepito dietro ogni cosa come un indefinibile accordo musicale, un senso dell'esatto intervallo capace di provocare la risonanza perfetta".
Possiamo così individuare nel "Ma" un'attitudine psicologica in grado di coniugarsi con la dimensione ambientale, al di là della sua connotazione naturale o artificiale.
In questo senso può essere utile alla nostra riflessione sull'ambientamento nello spazio telematico.
La dimensione elettronica sta producendo alterazioni profonde: cambia la velocità dei movimenti ottici e ancor più la funzione sinaptica del nostro cervello. Si tratta quindi di capire in che misura la nostra psicologia assume queste modificazioni come nuova attitudine, come condizione sensoriale in cui rientra a tutti gli effetti ciò che definiamo lettura. Stai leggendo sullo schermo...



Carlo Infante   lunedi 13 maggio


carlo@teatron.org
 

Si sta per aprire la settimana che trova nella Fiera del Libro di Torino il suo momento d'attrazione, perlomeno per chi, come noi, s'interroga su come rilanciare la lettura in un mondo in cui il libro non gode di così buona salute.
Il mio contributo, attraverso l'approccio di "ricognitore" dei nuovi linguaggi, può essere quello di mettere in campo alcune riflessioni utili, spero, ad individuare alcuni punti di crisi e alcune esperienze che tendono a rilanciare le proprietà della scrittura nel contesto di una mutazione culturale in cui le tecnologie della comunicazione digitale offrono opportunità ancora da interpretare.
Parto da lontano, dai principi attivi della scrittura, per iniziare a toccare alcuni esempi emblematici di come lo scrivere possa cambiare al tempo del digitale.
La scrittura porta fuori di noi il pensiero, gli dà forma e lo deposita da qualche parte: un foglio, una lavagna, una pietra, uno schermo, anche quello piccolo di un cellulare.
Le penne, i gessi, gli scalpelli, le tastiere che utilizziamo sono solo delle protesi; la tecnologia di riferimento è quindi nel software, ovvero l'alfabeto, sul quale basiamo l'articolazione della lingua.
Proviamo quindi a partire dal fatto che la scrittura è una tecnologia in quanto "software" della mente.
In passato scrivere significava fondamentalmente fissare nella memoria collettiva ciò che riguardava le più importanti codificazioni (le proprietà, i conti, le leggi, le parabole religiose), con i secoli si è poi elaborato il desiderio espressivo per dare sempre più forma alla lingua.
Dall'avvento della stampa a caratteri mobili al web, assistiamo ad un'evoluzione che ci consegna espressioni come letteratura o giornalismo.
Oggi si rileva un'accelerazione, le tecnologie digitali iniziano a far accadere qualcosa di non prevedibile: sono gli stessi computer, le macchine, che possono arrivare a generare scrittura, intrecci e narrazioni.
Intorno a questi fenomeni definiti "scrittura generativa", Jean Pierre Balpe, direttore del dipartimento di Hypermédia all'Universita di Parigi 8, http://www.labart.univ-paris8.fr , ha da qualche anno sviluppato non solo studi ma sperimentazioni che si traducono in performance poetiche dal vivo con live electronic musicali.
Ce ne parlerà Balpe direttamente, visto che sarà uno dei protagonisti della Fiera del Libro di quest'anno.

Carlo Infante, nato a Roma, vive a Torino e opera come giornalista, esperto di teatro e nuovi media e consulente culturale. Ha curato nei primi anni Ottanta a Narni, con il festival “Scenari dell’Immateriale”, un’area di ricerca tra performance ed elettronica di cui è stato, oltre che direttore artistico, produttore di videocreazione indipendente e audioart (con RadioRAI-Audiobox). Altro fronte su cui è impegnato, già dal 1994 con i primi progetti sul multimedia educativo al Salone del Libro di Torino, è quello delle nuove tecnologie per l’apprendimento.
La linea d’iniziativa su cui è più impegnato è quello della sperimentazione delle nuove forme ludico-partecipative alla cittadinanza digitale (www.trovarsinrete.org ) e l’arte dello spettatore in rete (www.teatron.org ). Sta curando, tra l’altro, il progetto A_D_E (Art Digital Era) nel Festival Inteatro di Polverigi (www.inteatro.it/ade ) e l’Osservatorio Scrittura Mutante con la Biblioteca Multimediale di Settimo Torinese. Nel 1997 ha pubblicato Educare On Line (IPM netbook) e nel 2000, per Bollati Boringhieri, Imparare giocando. L'interattività tra teatro e ipermedia.


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